mercoledì 8 giugno 2016

Scrittori contro Trump - Operazione Fenice


Migliaia di scrittori americani, tra cui Stephen King, hanno pubblicato un appello contro Donald Trump, candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti d'America. Nell'appello si legge: 

"L’ascesa di un candidato politico, che si rivolge deliberatamente agli elementi più vili e più violenti della società, che incoraggia l’aggressività tra i suoi seguaci, che grida contro gli avversari, che intimidisce i dissidenti e denigra le donne e le minoranze, richiede una risposta forte e imminente da parte nostra."

"Come scrittori siamo particolarmente consapevoli dei molti modi in cui si può abusare del linguaggio nel nome del potere e riteniamo che ogni democrazia degna di questo nome debba essere fondata sul pluralismo."

"Per tutte queste ragioni, noi, i sottoscrittori, ci opponiamo per una questione di coscienza, inequivocabilmente, alla candidatura di Donald J. Trump alla presidenza degli Stati Uniti"

La candidatura di Trump all'inizio mi ha fatto ridere: che anche gli americani avessero il loro Berlusconi mi consolava dei 20 anni sprecati dall'Italia dietro al miliardario venditore di patacche. Ma poi ho pensato che i danni fatti da Berlusconi, Donald Trump può farli moltiplicati per cento e su scala planetaria.

Noi italiani per anni abbiamo assistito al dominio di Berlusconi; qualsiasi cosa dicesse, niente  turbava il suo consenso popolare, anzi sembrava rafforzarlo.
Trump sembra godere di una condizione simile. Trump non si fa problemi ad insultare gli avversari, come non ha avuto problemi a sollevare dubbi sul padre di Cruz, suo concorrente nelle primarie repubblicane,  diffondendo una foto che lo vedrebbe insieme a Lee Harvey Oswald, l'assassino di Kennedy.
L'idea di collegare le elezioni americane a un complotto era tuttavia interessante. Per questo ho deciso di scrivere Operazione Fenice: il più grande complotto nazista.

la copertina
                                                            

Bozzetto di copertina
 ispirata a quella del romanzo
 "Er ist wieder da" di Timur Vernes.

Meno di tre mesi dopo aver scritto la prima parola, il romanzo è già su Amazon in italiano ed  è quasi tradotto in inglese. La forza del self publishing è riuscire a portare al pubblico a livello mondiale una storia in un decimo del tempo che serve alle case editrici per decidere se sono interessate a pubblicarla in un singolo paese. 
Il mio romanzo è tra quelli che parlano del ritorno del pericolo nazista e di realtà alternative  in cui il nazismo ha vinto la seconda guerra mondiale, oppure in cui i nazisti sono andati al potere negli Stati Uniti:

Sinclair Lewis: "It can't happen here" (1935) - Qui non è possibile

Philiph Dick: "The man in the high castle" (1963) - La svastica sul sole

Robert Harris: "Fatherland" (1992)

Piliph Roth: "The plot against america" (2005) - Il complotto contro l'america

Timur Vermes:  "Er ist wieder da" (2012) - "Look who's back" - Lui è tornato 


Su internet ho trovato circa una ventina di romanzi dal titolo "Operazione Fenice" il che significa che ne esisteranno un centinaio; per questo ho messo il sottotitolo "la più grande congiura nazista". Dopo aver pubblicato il romanzo  ho trovato su internet questa immagine,  che si riferisce a una videocassetta VHS in vendita su ebay.


Sembra Trump di spalle col suo ciuffo biondo. Invece è la cover dell'edizione italiana del film per la tv del 1990 Hitler's Daughter, tratto dall'omonimo romanzo (non tradotto in italiano) di Timothy B. Benford, un autore poco conosciuto. Il DVD del film si trova su Amazon in inglese, il romanzo in inglese e polacco. 

 

La storia parla della figlia di Adolf Hitler che vuole conquistare la Casa Bianca.
Ci riuscirà? Non lo so, ma ho comprato la videocassetta e appena mi arriva la vedrò, sempre che riesca a trovare un lettore di VHS. Non penso che riuscirò a leggere il romanzo, il mio inglese non è abbastanza buono per la narrativa.
Il romanzo di Benford e il film hanno molto in comune col mio "Operazione Fenice".  Succede che più o meno la stessa storia sia raccontata da autori diversi. Certe storie "fluttuano" nell'immaginario, aspettando di essere narrate.


Mentre scrivevo il mio "Operazione Fenice" ho letto un fumetto francese pubblicato in Italia dalla Editoriale Cosmo: la serie U-boot di Jan-Yves Delitte. Anche in questa storia si parla dell'Operazione Fenice e di nazisti fuggiti in America, un mito del nostro tempo e la rappresentazione delle nostre paure.

- su Twitter cercate questo hastag: #WritersOnTrump
- il romanzo in italiano su Amazon: Operazione Fenice
- la Photostory
- il post da cui è nata l'idea del romanzo: L'Amerika di Trump
- Hitlerson - English Preview
- il romanzo in inglese su Amazon: Hitlerson

Marco Bonafede
proprietà letteraria riservata

lunedì 1 giugno 2015

Self criticism

Tutti i miei romanzi hanno a che fare col cinema.  
"L'ultima notte di Crowley" è ispirato al classico "Mezzogiorno di fuoco". Al posto dell'eroe morale, lo sceriffo, ho messo l'eroe immorale, Aleister Crowley. Al posto dei pistoleri che vogliono uccidere lo sceriffo ci sono le donne che vogliono celebrare un rito satanico.
Provate a leggere il romanzo e poi guardare il film, troverete molte scene del film che sono state riprese e trasformate.


"Il disertore" è ispirato a "41" (The Forty-First) un film russo sulla guerra civile. La versione di "41" che ho visto è quella del 1956 ( ce ne è un altra girata nel 1927 ); credo di averla vista in televisione, una quarantina di anni fa.
Nel film una ragazza, una tiratrice scelta dell'Armata Rossa, finisce in un'isola deserta con un ufficiale bianco prigioniero. I due si innamorano, ma quando arrivano altri soldati bianchi lui cerca di raggiungerli e lei lo uccide. Il mio romanzo narra di un uomo e di una donna che, nel corso di una guerra, per qualche giorno vivono isolati. E' la stessa storia, da una prospettiva maschile.


"La flotta perduta", scritto all'incirca nel 1990, è ispirato a "Countdown dimensione zero" del 1980, un film che ho visto solo adesso, nel 2015 . Come posso essermi ispirato ad un film che non avevo visto?
Avevo visto il trailer e mi aveva impressionato l'idea di una portaerei che viaggia nel tempo andando nel passato. Normalmente nei romanzi viaggiano nel tempo un singolo individuo o pochi individui, non una portaerei! Così ho scritto una storia in cui una flotta romana viaggia nel tempo andando nel futuro.
Il film l'ho visto alcuni mesi fa su YouTube ed ho scoperto che sia la storia del film che la storia del mio romanzo si concludono con un colpo di scena simile, un rovesciamento di prospettiva sui viaggi nel tempo.


I miei romanzi sono pubblicati in "Self Publishing" e con questo scritto credo di essere arrivato al "Self Criticism", cioè mi faccio la critica letteraria da solo. 
Io me la canto e io me la suono.

Marco Bonafede
proprietà letteraria riservata

lunedì 6 aprile 2015

Cinema e videogiochi: Edge of tomorrow



Edge of tomorrow, uscito nel 2014, è il primo film ispirato all'esperienza dei videogames. Sottotitolo: vivi, muori, ripeti.
Il protagonista, interpretato da Tom Cruise, deve compiere una missione di guerra e se viene ucciso riparte daccapo, finchè, dopo innumerevoli tentativi, non riesce a compiere tutta la missione senza morire.


Venti anni fa questa trama sarebbe statta universalmente considerata idiota, ma oggi l'esperienza "vivi, muori, ripeti" è stata fatta da tutti i giocatori di videogiochi d'avventura e FPS (first person shotter, cioè sparatutto in prima persona).
Ogni videogiocatore è morto migliaia di volte nel gioco e altrettante ha ricominciato a vivere, ripetendo l'esperienza ma con un maggior bagaglio di conoscenze, sapendo cioè cosa lo aspetta nel corso della missione.


Senza videogiochi come Doom, Call of Duty, Halo, Mafia, Assassin creed, solo per citare i più famosi, non sarebbe esistito il film Edge of tomorrow, che non è un capolavoro, ma a modo suo è una pietra miliare nei rapporti tra cinema e videogiochi.

Marco Bonafede
Proprietà letteraria riservata

domenica 1 febbraio 2015

L'ufficiale e la spia


Ho letto un romanzo bellissimo, scritto da uno dei miei autori preferiti: L'ufficiale e la spia, di Robert Harris, pubblicato dalla Mondadori. 
È il racconto dello scandalo Dreyfus dal punto di vista del colonnello Georges Picquart, capo dell'Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore francese,  che per primo si rese conto che era stato condannato un innocente sulla base di pregiudizi antisemiti.
Picquart sollevò il problema ma i suoi superiori cercarono  di dissuaderlo, all'inizio bonariamente, dall'andare avanti nelle sue indagini, poi cominciarono ad ostacolarlo, ad intimidirlo, infine a perseguitarlo. Piquart non cedette, non si piegò alla gerarchia, ma non perché fosse un sovversivo o un rivoluzionario, Picquart decise che doveva più rispetto alla verità che ai ministri e ai generali. Decise che doveva fare il suo dovere anche a costo di danneggiare la propria carriera. Fu addirittura cacciato dall'esercito. 
La soluzione del caso Dreyfus fu politica, e avvenne gradualmente con una serie di provvedimenti di grazia. Solo nel 1906 una sentenza della Corte di Cassazione riabilitò Dreyfus. Picquart venne reintegrato nell'esercito francese e successivamente fu nominato Ministro delle Guerra. 
Il regista Roman Polansky girerà un film tratto dal romanzo. Il produttore del film ha dichiarato esplicitamente di essere interessato a fare un film sulla figura di Picquart perché gli ricorda Snowden, il tecnico informatico della  National Security Agency  che ha svelato l'esistenza dei programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e di quello britannico.



Snowden non lo ha fatto per soldi, ma per convinzione: "Ho deciso di sacrificarmi perché la mia coscienza non può più accettare che il governo statunitense violi la privacy, la libertà di Internet e i diritti basilari della gente in tutto il mondo, tramite un immenso meccanismo di sorveglianza costruito in segreto."
Anche io leggendo di Picqart ho pensato a Snowden. È  bello pensare che nei servizi segreti ci possano essere persone che mettono la fedeltà ai principi democratici al di sopra dell'obbedienza alla gerarchia.
Ma essendo italiano avevo in mente anche un altro esempio: il vice questore Pietro Ostuni.


Chi e costui?
È il dirigente della Polizia di Stato che la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010 fece rilasciare Karima El Mahroug, su richiesta dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con la scusa che fosse la nipote del presidente egiziano Mubarak.
Ostuni sapeva che non era vero e che si trattava, invece, di una diciassettenne marocchina fuggita da una comunità di recupero. Ostuni si fece in quattro per accontentare Berlusconi.
Per i giudici d'appello del processo sullo scandalo Ruby, Berlusconi «non aveva coartato» la volontà di Ostuni e non c'era stata «minaccia implicita» e neppure un ordine illegittimo.
Berlusconi è un uomo molto fortunato se tanti agiscono  nel suo interesse senza che lui ne sia responsabile. Certo, per essere un viveur, è poco fisionomista e  non capisce  se ha a che fare con delle minorenni... eppure è andato  alla festa di compleanno per i 18 anni di una sua amica, dovrebbe avere l'occhio allenato!


Perché ho tirato in ballo Berlusconi? Perché il lettore  italiano del libro di Harris fa guadagnare Berlusconi, proprietario della Mondadori e beneficiario delle azioni di Ostuni, che si è comportato in modo opposto a Picquart.
Ideali e soldi raramente vanno d'accordo, ma l'editoria italiana soffre di qualche contraddizione in più.

Marco Bonafede
proprietà letteraria riservata

giovedì 19 giugno 2014

Dopo Harry Potter

Joanne Rowling ha scritto due romanzi dopo la saga di Harry Potter: il Seggio vacante (2012)  e Il richiamo del cuculo (2013).
Il seggio vacante (The Casual Vacancy)
E' un romanzo che non mi è piaciuto, con eccessivi e immotivati riferimenti alla morte. Mi è rimasta un'impressione strana: questa cosa l'ho già vista, mi ricorda qualcosa.
Ripensandoci ho capito che mi ricordava due film: si tratta di "Zardoz" e di "Riflessi in uno specchio scuro".
 Dal primo sembra ripreso il tema dell'imbroglio, del morto che continua a parlare, dal secondo la descrizione di una cittadina inglese squallida e degradata.
Perché La Rowling dovrebbe essersi ispirata proprio a questi due film? In realtà una ragione ci sarebbe.
La Rowling  aveva un problema: dopo l'immenso successo di Harry Potter  aveva deciso di non essere solo l'autrice della saga ma voleva dimostrare di sapere scrivere anche altro.
Un problema analogo lo ha avuto l'attore scozzese Sean Connery: nel 1972, al culmine del successo come interprete nella saga cinematografica di James Bond, decise di smettere con quel ruolo.
Tra i primi film dopo quella decisione vi furono "Zardoz" e "Riflessi in uno specchio scuro", ambedue del 1973.  
La Rowling, che vive ad Edimburgo, si è immedesimata in Connery?
 Il richiamo del cuculo (The Cuckoo's Calling)
E' un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, meno cerebrale e più emotivo. Qui La Rowling sembra essere più rilassata nella scrittura, complice forse il fatto che ha usato uno pseudonimo (poi svelato, ma questa è un'altra storia).
Eppure anche qui la sensazione di già visto...
Una delle mie fiabe preferite da bambino: il soldatino di stagno di Andersen.
Il valoroso soldatino ha una gamba sola, e la ballerina precipita e muore, come la vittima del romanzo.
La Rowling ha trasfigurato i personaggi di una fiaba ed ha creato una nuova storia. Non è una critica, la Rowling ha la capacità di attingere alle storie che tutti conosciamo e trasformarle in qualcosa di nuovo. Questa è uno dei motivi della sua grandezza come scrittrice.
Nel 2010 la Rowling ha vinto il Premio Hans Christian Andersen.

Marco Bonafede
Proprietà letteraria riservata

giovedì 11 ottobre 2012

Cinema, romanzi e videogiochi

La storia di come è nato questo blog è abbastanza buffa, ma deve essere raccontata per capire come mi sia passato per la mente di improvvisarmi critico letterario.
La mia bambina per alcuni anni è riuscita ad imporre quello che si vede in televisione a pranzo ed a cena: cartoni animati e film per bambini, altrimenti non mangiava.
Questo ha comportato per me e mia moglie un lungo periodo di deprivazione da telegiornale e la riscoperta dei personaggi dell’infanzia, anche della nostra infanzia: la collezione di DVD di mia figlia comprende anche vecchi film.
Se da una parte mi sento di consigliare a tutti un periodo di deprivazione da telegiornale, di cui ho potuto constatare gli effetti benefici, d’altro canto la riscoperta dei personaggi per bambini non è stata indolore perché la piccola, come tutti i bambini, voleva rivedere lo stesso film sino alla nausea.
Tra i suoi preferiti c’era Mary Poppins: ben presto ho cominciato a smettere di guardarlo distrattamente ed ho prestato attenzione con sempre maggiore interesse.


Mi sono reso conto che il personaggio di Mary Poppins è quello che ha ispirato Asia Anderson, la protagonista di un romanzo che ho scritto io! Come è possibile? Come facevo a non saperlo prima? Eppure sono due fantastiche istitutrici che fanno scoprire aspetti diversi della realtà!
Ricordo che da piccolo mi piaceva Mary Poppins, ma mi sono reso conto solo dopo aver pubblicato il libro “Asia Anderson e i fantasmi del tempo” di essermi ispirato a lei.
Fin qui si trattava solo di un fatto personale, avevo solo imparato qualcosa di me stesso. Ma la bambina ha cambiato gusti e Mary Poppins è stata sostituita da Pippi Calzelunghe. Nel frattempo avevo cominciato a leggere la saga di Millennium, la trilogia di romanzi di Stieg Larsson incentrata sul personaggio di Lisbeth Salander. L’illuminazione: Lisbeth Salander è Pippi Calzelunghe da grande! Come non vedere le analogie tra la fortissima bambina ribelle e la hacker tosta con grossi problemi con l’autorità? Anche fisicamente l’una ricorda l’altra e poi Larsson è svedese e Pippi Calzelunghe è tratto dai romanzi della scrittrice svedese Astrid Lindgren. Sicuramente Larsson ha letto i libri della Lindgren e ha visto la stessa serie di telefilm (fine anni 60) che piacciono a mia figlia e che io ricordo vedevo da bambino. E per giunta, nel terzo romanzo della serie, Larsson fa un esplicito riferimento a Pippi Calzelunghe.


A questo punto mi sono chiesto se un meccanismo analogo, la trasfigurazione di film per l’infanzia,  non potesse essere alla base di altre produzioni letterarie. Cosa poteva aver ispirato Harry Potter della Rowling?
E bastato andare a guardare tra i DVD di mia figlia per capirlo: il cartone animato della Disney La spada nella roccia!
Harry Potter è Semola, re Artù da piccolo,  il bambino predestinato che va a scuola dal mago Merlino. Chi è Albus Silente se non il mago Merlino? Il padre ed il fratello adottivi di Semola non sono i perfetti babbani?  
Voldelmort non è forse la perfida maga Magò sotto mentite spoglie?
L’età della Rowling è giusta per aver amato da piccola “La spada nella roccia”. Anche lei ha riscritto da grande la storia preferita della sua infanzia?
La mia è solo un’ipotesi, ma credo che ci sia abbastanza per sospettare l’importanza dei personaggi dell’infanzia nello sviluppo di nuovi personaggi letterari.


Uno dei rari vantaggi dello scrivere romanzi è che si impara a leggere meglio quelli degli altri, si diventa smaliziati. Leggendo “Il senso di Smilla per la neve” di Peter Høeg, a metà romanzo, inspiegabilmente, ho sentito puzza di alieno. Il romanzo sino a quel momento aveva tutte le caratteristiche di un giallo, e niente faceva pensare alla fantascienza, ma qualcosa di indefinibile mi ha spinto a pensare a Sigourney Weaver nei panni di Ellen Ripley , la protagonista del film  Alien di Ridley Scott. Ed alla fine del romanzo c’era davvero l’extraterrestre. Il personaggio Smilla era stato influenzato dal personaggio Ellen Ripley, ne era l’equivalente letterario. Un film  aveva fornito  l’idea centrale per un romanzo.


In questo non c’è nulla di male. Io credo che tutti coloro che scrivono lo facciano, più o meno coscientemente. Siamo tutti cresciuti col cinema e la  televisione, ed ognuno di noi ha visto molti più film di quanti libri abbia letto. Vedere un film è un modo più veloce e facile di seguire una storia rispetto che leggere un libro.
Questo è un fenomeno recente, per avere idea di quanto recente basta pensare che io sono nato nel 1959 e mia madre da bambina non aveva la televisione, che non era stata inventata ( osservazione di mia figlia: come faceva da piccola la nonna a mangiare senza vedere i cartoni animati? ).

***

Io ho scritto libri ispirandomi a film senza rendermene conto ( Asia Anderson e i fantasmi del tempo ) e anche rendendomene benissimo conto, copiando coscientemente la struttura narrativa. C’è un romanzo che ho scritto interamente ispirato ad un celebre film. Un giorno lessi che un certo Aleister Crowley, poeta, mago ed avventuriero, negli anni venti del secolo scorso visse a Cefalù ( la città dove sono nato e vivo ) e nel 1923 ne venne cacciato per ordine di Benito Mussolini. La sera stessa vidi in televisione un vecchio film ed ebbi subito la trama del mio primo romanzo “L’ultima notte di Aleister Crowley”. Nessuno dei lettori  se ne è mai accorto, romanzo e film sembrano diversissimi, ma hanno l’identica struttura. Non dirò ovviamente quale è il film (in futuro potrebbe essere un’ottima idea per il marketing del mio romanzo).   


Nell’ispirarsi ai film non c’è nulla di male, anzi credo che sia praticamente inevitabile Quando ho scritto Virtual Eros, pubblicato nel 1994 col titolo di Mutande Virtuali, per il protagonista Oscar Brown mi sono ispirato a un mio zio e a Eddie Valiant (interpretato da Bob Hoskins) , il detective privato del film Chi ha incastrato Roger Rabbit del 1988, di Robert Zemeckis, da un romanzo di Gary Wolf.
 

Mi sono divertito ancora di più ad utilizzare nel romanzo giallo Sciò! l’idea base di Rashomon, uno dei capolavori di Akira Kurosawa, tratto da un racconto di Ryūnosuke Akutagawa. Ancora rido pensando di avere scritto un Rashomon all’amatriciana.


***
Un esempio di romanzo che deve moltissimo al cinema è Il nome della rosa di Umberto Eco. In questo c’è forse la spiegazione del perché un giallo colto di ambientazione medioevale sia diventato uno dei più grandi bestseller del 900.
 “Il nome della rosa” compie un’operazione perfetta di occultamento delle proprie radici mettendone alcune sfacciatamente in primo piano. La coppia Adso – Guglielmo da Baskerville  ricalca quella di Watson – Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, compresa la scelta di fare narrare in prima persona la storia dall’aiutante dell’investigatore. Il riferimento è esplicito anche nei nomi: “Il mastino dei Baskerville” è uno dei romanzi più celebri di Sherlock Holmes.
Ma “Il nome della rosa” contiene  seconde me  evidenti riferimenti ad un’opera cinematografica  Al centro dell’uragano  di Daniel Taradash, il cui titolo originale è  Storm center”.
 Si tratta di un film considerato dalla critica troppo didascalico, non certo un capolavoro, ma fu il primo film di Hollywood contro il maccartismo e contro la persecuzione di tanti americani sospettati di simpatie comuniste. Il film è adesso introvabile in Italia, ne ho trovato con fatica una copia in spagnolo, ed è quasi del tutto dimenticato. Io l’ho visto in televisione tantissimo tempo fa, forse addirittura negli anni settanta, e mi è rimasto impresso. Quando recentemente  l’ho cercato nessuno sapeva darmi qualche indicazione, ma avevo qualche ricordo e ho risolto tutto con questa chiave di ricerca su google: “movie book comunist boy fire school intollerance”.


Ecco la trama del film.
In una cittadina degli Stati Uniti la  bibliotecaria Alicia Hull ( interpretata  da Bette Davis) viene licenziata perché rifiuta di eliminare dalla biblioteca che dirige il  volume “The communist dream”. Alicia non è comunista, ma ritiene che conservare il libro sia una questione di  libertà  intellettuale e rifiuta di sottostare agli ordini di alcuni politici in carriera. Contro di lei viene montata una campagna di denigrazione e un ragazzino, che amava i libri e adorava la bibliotecaria, ne è profondamente turbato. L’amore del ragazzino si trasforma in odio e sfocia in un atto insensato, l’incendio della biblioteca scolastica. Nel film sono presenti dei temi che ritorneranno nel libro di Eco: il Libro segreto, la persecuzione, l’inquisizione, l’adolescenza.
Sia il film che il romanzo si chiudono con la scena dell’incendio della biblioteca.
La morale è la stessa: “Se proibisci un libro, bruceranno tutti i libri.”

***

Come tutte le interpreazioni, anche la mia è discutibile. Può essere che Eco non abbia mai visto “Al centro dell’uragano”  (mi sembra difficile) e che comunque non ne abbia tratto ispirazione o non sia cosciente di averlo fatto. Ho cercato su internet se qualche critico letterario aveva fatto la mia stessa osservazione, ma non ho trovato traccia. E’ possibile che nessuno, ad oltre 30 anni dall’uscita del romanzo, abbia notato una somiglianza così evidente?
E’ possibile che nessuno si sia posto, a livello critico, il problema del rapporto tra cinema e romanzi?
Libri e film, ma credo anche fumetti, programmi televisivi, e videogiochi, hanno ormai complesse ed intrecciate genealogie, che andrebbero indagate.   Non mi riferisco solo alle specifiche trasposizioni, per esempio al fatto che videogiochi di successo come Halo, Grand Theft Auto  e Assassin Creed siano stati tradotti in romanzi, ma voglio sottolineare che esiste una grande commistione di spunti, idee e storie che passano da un tipo di espressione all’altro, che si trasformano e si adattano. 


Non avrei mai pensato di cominciare a scrivere “Black War” se non fossi stato un giocatore di “European Air War”, uno dei migliori simulatori di combattimento aereo della seconda guerra mondiale. Cosa avrebbe potuto darmi sensazioni simili al pilotare un caccia della seconda guerra mondiale se non un videogioco?


I confini tra le varie forme espressive stanno affievolendosi e l’industria se ne è resa ormai conto, promuovendo attivamente le trasposizioni tra romanzi, film, serie televisive, musica, videogiochi, fumetti. Questo ha coinvolto anche gli strumenti di fruizione dei contenuti multimediali: l’Ipad di Apple e il recentissimo Kindle Fire di Amazon nascono con questa filosofia. Il futuro forse è l’enhanced  book, il libro mutante, mezzo cartone, mezzo film, mezzo fumetto  e mezzo videogioco. Troppi mezzo qualcosa: alla fine, come sempre, conterà solo la storia.

La caccia è aperta: segnalate anche voi altri esempi di romanzi ispirati da film, serie televisive, videogiochi, fumetti o altro. In questo blog c’è spazio per le vostre intuizioni.
Svelate la fonte della vostra ispirazione. In questo blog c’è spazio per le vostre confessioni.

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Copyright: Marco Bonafede