giovedì 11 ottobre 2012

Cinema, romanzi e videogiochi

La storia di come è nato questo blog è abbastanza buffa, ma deve essere raccontata per capire come mi sia passato per la mente di improvvisarmi critico letterario.
La mia bambina per alcuni anni è riuscita ad imporre quello che si vede in televisione a pranzo ed a cena: cartoni animati e film per bambini, altrimenti non mangiava.
Questo ha comportato per me e mia moglie un lungo periodo di deprivazione da telegiornale e la riscoperta dei personaggi dell’infanzia, anche della nostra infanzia: la collezione di DVD di mia figlia comprende anche vecchi film.
Se da una parte mi sento di consigliare a tutti un periodo di deprivazione da telegiornale, di cui ho potuto constatare gli effetti benefici, d’altro canto la riscoperta dei personaggi per bambini non è stata indolore perché la piccola, come tutti i bambini, voleva rivedere lo stesso film sino alla nausea.
Tra i suoi preferiti c’era Mary Poppins: ben presto ho cominciato a smettere di guardarlo distrattamente ed ho prestato attenzione con sempre maggiore interesse.


Mi sono reso conto che il personaggio di Mary Poppins è quello che ha ispirato Asia Anderson, la protagonista di un romanzo che ho scritto io! Come è possibile? Come facevo a non saperlo prima? Eppure sono due fantastiche istitutrici che fanno scoprire aspetti diversi della realtà!
Ricordo che da piccolo mi piaceva Mary Poppins, ma mi sono reso conto solo dopo aver pubblicato il libro “Asia Anderson e i fantasmi del tempo” di essermi ispirato a lei.
Fin qui si trattava solo di un fatto personale, avevo solo imparato qualcosa di me stesso. Ma la bambina ha cambiato gusti e Mary Poppins è stata sostituita da Pippi Calzelunghe. Nel frattempo avevo cominciato a leggere la saga di Millennium, la trilogia di romanzi di Stieg Larsson incentrata sul personaggio di Lisbeth Salander. L’illuminazione: Lisbeth Salander è Pippi Calzelunghe da grande! Come non vedere le analogie tra la fortissima bambina ribelle e la hacker tosta con grossi problemi con l’autorità? Anche fisicamente l’una ricorda l’altra e poi Larsson è svedese e Pippi Calzelunghe è tratto dai romanzi della scrittrice svedese Astrid Lindgren. Sicuramente Larsson ha letto i libri della Lindgren e ha visto la stessa serie di telefilm (fine anni 60) che piacciono a mia figlia e che io ricordo vedevo da bambino. E per giunta, nel terzo romanzo della serie, Larsson fa un esplicito riferimento a Pippi Calzelunghe.


A questo punto mi sono chiesto se un meccanismo analogo, la trasfigurazione di film per l’infanzia,  non potesse essere alla base di altre produzioni letterarie. Cosa poteva aver ispirato Harry Potter della Rowling?
E bastato andare a guardare tra i DVD di mia figlia per capirlo: il cartone animato della Disney La spada nella roccia!
Harry Potter è Semola, re Artù da piccolo,  il bambino predestinato che va a scuola dal mago Merlino. Chi è Albus Silente se non il mago Merlino? Il padre ed il fratello adottivi di Semola non sono i perfetti babbani?  
Voldelmort non è forse la perfida maga Magò sotto mentite spoglie?
L’età della Rowling è giusta per aver amato da piccola “La spada nella roccia”. Anche lei ha riscritto da grande la storia preferita della sua infanzia?
La mia è solo un’ipotesi, ma credo che ci sia abbastanza per sospettare l’importanza dei personaggi dell’infanzia nello sviluppo di nuovi personaggi letterari.


Uno dei rari vantaggi dello scrivere romanzi è che si impara a leggere meglio quelli degli altri, si diventa smaliziati. Leggendo “Il senso di Smilla per la neve” di Peter Høeg, a metà romanzo, inspiegabilmente, ho sentito puzza di alieno. Il romanzo sino a quel momento aveva tutte le caratteristiche di un giallo, e niente faceva pensare alla fantascienza, ma qualcosa di indefinibile mi ha spinto a pensare a Sigourney Weaver nei panni di Ellen Ripley , la protagonista del film  Alien di Ridley Scott. Ed alla fine del romanzo c’era davvero l’extraterrestre. Il personaggio Smilla era stato influenzato dal personaggio Ellen Ripley, ne era l’equivalente letterario. Un film  aveva fornito  l’idea centrale per un romanzo.


In questo non c’è nulla di male. Io credo che tutti coloro che scrivono lo facciano, più o meno coscientemente. Siamo tutti cresciuti col cinema e la  televisione, ed ognuno di noi ha visto molti più film di quanti libri abbia letto. Vedere un film è un modo più veloce e facile di seguire una storia rispetto che leggere un libro.
Questo è un fenomeno recente, per avere idea di quanto recente basta pensare che io sono nato nel 1959 e mia madre da bambina non aveva la televisione, che non era stata inventata ( osservazione di mia figlia: come faceva da piccola la nonna a mangiare senza vedere i cartoni animati? ).

***

Io ho scritto libri ispirandomi a film senza rendermene conto ( Asia Anderson e i fantasmi del tempo ) e anche rendendomene benissimo conto, copiando coscientemente la struttura narrativa. C’è un romanzo che ho scritto interamente ispirato ad un celebre film. Un giorno lessi che un certo Aleister Crowley, poeta, mago ed avventuriero, negli anni venti del secolo scorso visse a Cefalù ( la città dove sono nato e vivo ) e nel 1923 ne venne cacciato per ordine di Benito Mussolini. La sera stessa vidi in televisione un vecchio film ed ebbi subito la trama del mio primo romanzo “L’ultima notte di Aleister Crowley”. Nessuno dei lettori  se ne è mai accorto, romanzo e film sembrano diversissimi, ma hanno l’identica struttura. Non dirò ovviamente quale è il film (in futuro potrebbe essere un’ottima idea per il marketing del mio romanzo).   


Nell’ispirarsi ai film non c’è nulla di male, anzi credo che sia praticamente inevitabile Quando ho scritto Virtual Eros, pubblicato nel 1994 col titolo di Mutande Virtuali, per il protagonista Oscar Brown mi sono ispirato a un mio zio e a Eddie Valiant (interpretato da Bob Hoskins) , il detective privato del film Chi ha incastrato Roger Rabbit del 1988, di Robert Zemeckis, da un romanzo di Gary Wolf.
 

Mi sono divertito ancora di più ad utilizzare nel romanzo giallo Sciò! l’idea base di Rashomon, uno dei capolavori di Akira Kurosawa, tratto da un racconto di Ryūnosuke Akutagawa. Ancora rido pensando di avere scritto un Rashomon all’amatriciana.


***
Un esempio di romanzo che deve moltissimo al cinema è Il nome della rosa di Umberto Eco. In questo c’è forse la spiegazione del perché un giallo colto di ambientazione medioevale sia diventato uno dei più grandi bestseller del 900.
 “Il nome della rosa” compie un’operazione perfetta di occultamento delle proprie radici mettendone alcune sfacciatamente in primo piano. La coppia Adso – Guglielmo da Baskerville  ricalca quella di Watson – Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, compresa la scelta di fare narrare in prima persona la storia dall’aiutante dell’investigatore. Il riferimento è esplicito anche nei nomi: “Il mastino dei Baskerville” è uno dei romanzi più celebri di Sherlock Holmes.
Ma “Il nome della rosa” contiene  seconde me  evidenti riferimenti ad un’opera cinematografica  Al centro dell’uragano  di Daniel Taradash, il cui titolo originale è  Storm center”.
 Si tratta di un film considerato dalla critica troppo didascalico, non certo un capolavoro, ma fu il primo film di Hollywood contro il maccartismo e contro la persecuzione di tanti americani sospettati di simpatie comuniste. Il film è adesso introvabile in Italia, ne ho trovato con fatica una copia in spagnolo, ed è quasi del tutto dimenticato. Io l’ho visto in televisione tantissimo tempo fa, forse addirittura negli anni settanta, e mi è rimasto impresso. Quando recentemente  l’ho cercato nessuno sapeva darmi qualche indicazione, ma avevo qualche ricordo e ho risolto tutto con questa chiave di ricerca su google: “movie book comunist boy fire school intollerance”.


Ecco la trama del film.
In una cittadina degli Stati Uniti la  bibliotecaria Alicia Hull ( interpretata  da Bette Davis) viene licenziata perché rifiuta di eliminare dalla biblioteca che dirige il  volume “The communist dream”. Alicia non è comunista, ma ritiene che conservare il libro sia una questione di  libertà  intellettuale e rifiuta di sottostare agli ordini di alcuni politici in carriera. Contro di lei viene montata una campagna di denigrazione e un ragazzino, che amava i libri e adorava la bibliotecaria, ne è profondamente turbato. L’amore del ragazzino si trasforma in odio e sfocia in un atto insensato, l’incendio della biblioteca scolastica. Nel film sono presenti dei temi che ritorneranno nel libro di Eco: il Libro segreto, la persecuzione, l’inquisizione, l’adolescenza.
Sia il film che il romanzo si chiudono con la scena dell’incendio della biblioteca.
La morale è la stessa: “Se proibisci un libro, bruceranno tutti i libri.”

***

Come tutte le interpreazioni, anche la mia è discutibile. Può essere che Eco non abbia mai visto “Al centro dell’uragano”  (mi sembra difficile) e che comunque non ne abbia tratto ispirazione o non sia cosciente di averlo fatto. Ho cercato su internet se qualche critico letterario aveva fatto la mia stessa osservazione, ma non ho trovato traccia. E’ possibile che nessuno, ad oltre 30 anni dall’uscita del romanzo, abbia notato una somiglianza così evidente?
E’ possibile che nessuno si sia posto, a livello critico, il problema del rapporto tra cinema e romanzi?
Libri e film, ma credo anche fumetti, programmi televisivi, e videogiochi, hanno ormai complesse ed intrecciate genealogie, che andrebbero indagate.   Non mi riferisco solo alle specifiche trasposizioni, per esempio al fatto che videogiochi di successo come Halo, Grand Theft Auto  e Assassin Creed siano stati tradotti in romanzi, ma voglio sottolineare che esiste una grande commistione di spunti, idee e storie che passano da un tipo di espressione all’altro, che si trasformano e si adattano. 


Non avrei mai pensato di cominciare a scrivere “Black War” se non fossi stato un giocatore di “European Air War”, uno dei migliori simulatori di combattimento aereo della seconda guerra mondiale. Cosa avrebbe potuto darmi sensazioni simili al pilotare un caccia della seconda guerra mondiale se non un videogioco?


I confini tra le varie forme espressive stanno affievolendosi e l’industria se ne è resa ormai conto, promuovendo attivamente le trasposizioni tra romanzi, film, serie televisive, musica, videogiochi, fumetti. Questo ha coinvolto anche gli strumenti di fruizione dei contenuti multimediali: l’Ipad di Apple e il recentissimo Kindle Fire di Amazon nascono con questa filosofia. Il futuro forse è l’enhanced  book, il libro mutante, mezzo cartone, mezzo film, mezzo fumetto  e mezzo videogioco. Troppi mezzo qualcosa: alla fine, come sempre, conterà solo la storia.

La caccia è aperta: segnalate anche voi altri esempi di romanzi ispirati da film, serie televisive, videogiochi, fumetti o altro. In questo blog c’è spazio per le vostre intuizioni.
Svelate la fonte della vostra ispirazione. In questo blog c’è spazio per le vostre confessioni.

Riproduzione letteraria riservata
Copyright: Marco Bonafede